DUE PASSI NELLA COSCIENZA
di Claudia Balottari
“Un dato che non ha eguali e che si sottrae caparbiamente a qualsiasi tentativo di spiegazione e di descrizione. Tuttavia, quando si parla di coscienza, ciascuno sa benissimo, in base alla propria esperienza più intima, che cosa si intende” (Freud).

Pinocchio e il grillo parlante: la coscienza è disturbante (è la colpa?)
Pinocchio incontra il grillo parlante: il momento è gustoso. Inizia da quando Pinocchio torna di corsa a casa, dopo essere fuggito e dopo che Geppetto è stato incarcerato, al posto suo, si potrebbe dire, perché scambiato per padre maltrattante.
“Giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza. Ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece:
– Crì-cri-crì!
– Chi è che mi chiama? disse Pinocchio tutto impaurito.
– Sono io!
Pinocchio si voltò e vide un grosso Grillo che saliva lentamente su su per il muro.
– Dimmi, Grillo: e tu chi sei?
– Io sono il Grillo-parlante, ed abito in questa stanza da più di cent’anni.
– Oggi però questa stanza è mia, – disse il burattino, – e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
– Io non me ne andrò di qui, – rispose il Grillo, – se prima non ti avrò detto una gran verità.
– Dimmela e spìcciati.
– Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.
– Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccherà studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.
– Povero grullerello! Ma non sai che, facendo così, diventerai da grande un bellissimo somaro e che tutti si piglieranno gioco di te?
– Chétati. Grillaccio del mal’augurio! – gridò Pinocchio”
E poi il dialogo prosegue finché Pinocchio si infuria, prende un martello di legno e lo scaglia contro il Grillo stecchendolo e appiccicandolo alla parete.
Notiamo due cose. La prima:
La coscienza è innata, ha solo bisogno di nutrimento adeguato per svilupparsi, ma si scontra subito con la limitazione della libertà (La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione, cantava Gaber nel 1972)
La coscienza sembra apparire così, dal nulla. Pinocchio non è ancora stato “educato” a una libertà “partecipata”, ovvero non è consapevole di essere persona tra persone. È appena nato e ha appena iniziato a muoversi nel mondo. Nessuno gli ha detto ancora nulla su ciò che è bene e su ciò che è male. Ma la coscienza è lì che lo aspetta. La coscienza abita la casa di Geppetto-padre e di Pinocchio, la casa dell’uomo, vien da dire, da sempre, nel senso che la coscienza nasce con il neonato, cioè con l’essere umano.
È una coscienza che traccia da subito il suo campo d’azione, che è un campo relazionale. Attento, dice il Grillo: tu vivi perché sei in relazione con gli altri. Tu, senza gli altri, non puoi vivere. Questo, Pinocchio, forse ancora non lo sa perché è un burattino di legno, mentre lo sa bene il neonato, che senza le cure del caregiver (sia esso il genitore o un’altra figura) non può continuare a vivere.
(continua…)