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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Le mani in pasta

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Anders Zorn – Cottura del pane – 1889

di Matteo Terranova

Tutti panettieri e pasticcieri

Sarà capitato a tutti di notare la penuria di farina e di lievito di birra dagli scaffali dei supermercati. Ma cosa succede? La gente è impazzita? E’ forse scoppiata una nuova moda? Dopo Masterchef, ora vogliamo essere tutti panettieri e pasticceri?

Qualcuno perfino si arrabbia dicendo che non è possibile che farina e il lievito di birra stiano diventando dei beni introvabili e ce la prendiamo con chi ci ha rubato l’ultimo pacchetto.

La risposta a questo nuovo fenomeno sembra non esistere, ma forse la psicoanalisi e la psicologia dell’età evolutiva possono darci una mano a risolvere il mistero.

Cominciamo con l’impastare. A quelli di voi avvezzi all’infornare già prima dell’epidemia da coronavirus, sarà successo di impastare con accanto il proprio bambino. Sicuramente avrete notato il suo divertimento nel far andare le mani su e giù, sopra e sotto, a schiacciare e ad usare il mattarello.

Dite la verità, anche voi vi siete divertiti a metter le mani in pasta! Altrimenti perché tutta questa fatica? Sì, il pane è più buono, salutare ecc…ma impastare e infornare è impegnativo. Allora se lo facciamo, vorrà dire che ci piace farlo, un po’ come ai nostri figli. Loro sono dei maestri nell’impastare anche altri oggetti come la plastilina, il Didò.

Noi stessi psicologi ci divertiamo con loro a fare impasti di varie forme e consistenze.

Il gesto di impastare calma e rassicura di fronte a rabbia e paura

Qui entra in gioco l’esperto che c’è in me, e conosce il segreto di questo apparente e semplice gesto: “l’impastare”. Ebbene, nella mia esperienza, ho visto i bambini più scatenati o in preda alla paura, calmarsi con in mano un semplice pezzettino di plastilina. Impastare, fare andare le mani in una materia molle che si può modificare a piacimento, genera una sensazione di benessere. Un piacere dei sensi attraverso il tatto, la possibilità di sfogare la propria energia, le proprie emozioni in quella materia che si fa deformare e stritolare senza gettare un lamento. Ci rilassiamo, proviamo meno ansia e sentiamo un maggiore autocontrollo in quello che facciamo. Vogliamo fare una forma? Sbagliamo e voilà l’aggiustiamo. Rompo una forma? Forse ho usato troppo forza. La prossima volta ne userò di meno. Sono che io che controllo la situazione.

Un atto rivoluzionario per staccarsi dall’ansia da Coronavirus

In tempi come questi, dove spesso ci sentiamo talvolta inermi di fronte al destino, impastare è quasi un atto rivoluzionario. Significa “staccarsi” dall’ansia del futuro incerto, goderci il momento presente, sfogandoci e dando estro alla nostra fantasia. Tra l’altro il tempo di cottura dei nostri manicaretti lo decidiamo noi, volete mettere?

Leggi anche l’articolo: Sulla solitudine.

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