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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Cesare Musatti

Cesare Musatti, Centro Milanese di Psicoanalisi, Milano

di Giuseppe Fiorentini e Pietro Rizzi

Cesare Musatti o la complessità: forse nessun altra definizione si adatta altrettanto bene a una vita lunga, intensa e per certi versi travagliata come quel XX secolo che egli ha attraversato quasi interamente, con tutte le crisi e le profonde, drammatiche trasformazioni che lo hanno contraddistinto.

Quello che sembrava un borghese veneziano di famiglia ebraica, con la vocazione dello studioso, ha dovuto – e saputo – raccogliere alcune delle sfide intellettuali, scientifico-culturali, e in senso lato politiche, più difficili del suo tempo. Per questo, in uno dei suoi ultimi libri, egli si paragona a “mia sorella gemella la psicoanalisi”, che nasce, come egli stesso, al confine tra l’ Ottocento e il Novecento.

Per un trentennio, e oltre, Musatti è un ricercatore e studioso ad altissimo livello in psicologia sperimentale.  

Come approda Musatti alla psicoanalisi? Decisivo  l’incontro (1920) con Vittorio Benussi all’Università di Padova, che egli affianca nei suoi studi sulla sensorialità e sulla percezione, in particolare visiva, allora in un momento di vivace sviluppo. Ma Benussi è anche un geniale ricercatore delle emozioni più profonde, che esplora con lo strumento dell’ipnosi e della suggestione. Di qui un forte interesse per la psicoanalisi, nella quale si coinvolge Musatti, anche a livello di formazione personale.

Scomparso tragicamente Benussi nel 1927, Musatti prosegue dopo di lui la carriera universitaria, e sono degli anni trenta i corsi sulla psicoanalisi che daranno origine al futuro ”Trattato”, testo da allora indispensabile per la conoscenza, in Italia, della teoria psicoanalitica.

Negli stessi anni, Musatti entra a far parte del gruppo fondatore della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) allora appena costituita, di cui fanno parte Weiss, in contatto diretto con Freud, ma anche Servadio, Perrotti e altri. La Società verrà chiusa dalle autorità fasciste e sarà ricostituita dopo la guerra.

Come  oppositore politico del Fascismo, Musatti dovrà abbandonare la cattedra, si trasferirà a Milano e, durante la guerra, alla Olivetti di Ivrea, dove introdurrà i metodi della psicologia del lavoro, allora pressoché sconosciuta in Italia.

Solo a guerra finita, Musatti ottiene di nuovo (1947) una cattedra di Psicologia.

Ma non meno importante in quel periodo è la sua attività di psicoanalista: con gli allievi che viene via via analizzando e preparando in quegli anni si costituirà una Associazione, che sarà il nucleo fondatore del futuro Centro Milanese di Psicoanalisi, entrato (1963) a far parte della SPI.

Sono anni di grande fermento culturale e scientifico. Musatti sarà da allora impegnato su diversi fronti a difendere la Psicoanalisi da ogni genere di accuse e contestazioni: da quelle, accademiche, di scarsa scientificità a quelle, marcatamente ideologiche, di filosofi e studiosi delle più varie provenienze.

Appare in questo momento il suo contributo più importante per la conoscenza disciplinare della psicoanalisi: è il “Trattato di Psicoanalisi”(1949), frutto di un’elaborazione durata più di un decennio. Si tratta di un poderoso volume di oltre 400 pagine, che otterrà fino a tempi recenti un continuo successo per il suo carattere di ampia e nello stesso tempo approfondita esposizione della teoria psicoanalitica freudiana, restando per molto tempo un unicum non solo in Italia ma nel contesto europeo.

 Qualche anno dopo, si realizza il secondo, fondamentale, contributo “istituzionale” di Musatti alla conoscenza della psicoanalisi. Grazie all’editore Boringhieri, tra il 1966 e il 1980 egli promuove infatti, sotto la sua guida, la traduzione sistematica delle opere complete di Freud, paragonabile soltanto a quella inglese, ma terminologicamente e concettualmente più accurata, sotto questo aspetto ineguagliata per coerenza e omogeneità nel suo insieme. Musatti si attribuisce il compito di introdurre ciascuno dei testi, guidando il lettore a una comprensione globale e articolata del corpus freudiano, realizzando anche qui un unicum, riunito nel suo “Leggere Freud”(1989), testimonianza di un lavoro storico-critico imponente.

La carriera scientifica e culturale di Musatti comprende molti altri incarichi (la direzione della neonata “Rivista di Psicoanalisi”) e numerosi lavori scientifici. Se si escludono i frequenti interventi  occasionali, la sua bibliografia comprende oltre un centinaio di titoli.

Gli interessi di Musatti vanno dall’epistemologia – “Condizioni dell’esperienza e fondazione della psicologia”(1964) – alla Psicologia della Testimonianza(1931-1991), ai ripetuti interventi sulla psicologia della percezione, che non abbandona durante tutto il percorso accademico, alla psicoanalisi applicata a temi derivanti spesso dalla sua attività come consulente, per esempio dei Tribunali, ma anche ispirata dalla sua intensa partecipazione alla vita sociale e politica – “Psicoanalisi e vita contemporanea” (1960),”Libertà e servitù dello spirito”(1971) “Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini”(1976), per non citare che i più rilevanti – senza dimenticare i suoi scritti sul cinema, che ne fanno, in Italia, un pioniere.

E tuttavia, nell’ultima fase della sua lunga esistenza, quello che sembrava un percorso scientifico e culturale ormai concluso subisce una sorta di metamorfosi. Musatti scrive, negli anni ’80, una serie di testi che sono vere e proprie incursioni nel suo patrimonio personale di esperienze, riflessioni e ricordi, senza i condizionamenti del discorso scientifico pubblico.

In realtà, a un’attenta lettura, in quei nove volumi – e non mancano altri articoli e interventi – è possibile scoprire una figura di psicoanalista-fenomenologo, esploratore curioso e spregiudicato di fatti della vita psichica, individuale e collettiva, che sfuggono talvolta alle letture di una psicoanalisi più istituzionalizzata. Se si vuole, è qualcosa di simile agli ultimi scritti di Bion, che si riflettono après-coup sulla sua opera di clinico. Non per nulla Musatti intitola uno dei primi volumi “Mia sorella gemella la Psicoanalisi” (ì982), quasi a evocare un percorso di apertura alla scoperta di sé – e del mondo psichico inconscio – analogo a quello che stava avvenendo, al momento della sua nascita, nel 1897, nel fratello maggiore Freud.

Ancor più interessante, l’ultimo libro “Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro!” (ì988), nel quale Musatti scopre quella che è stata probabilmente la sua più intima percezione della vita psichica, fatta  del continuo transito di relazioni tra mondo interno e mondo esterno, con una modalità che nella psicoanalisi attuale si fa strada sempre più vivamente.

Come nel freudiano “motto di spirito”, l’ironia di Musatti si fa rivelatrice di quanto, sotto la coltre delle convenienze sociali, la vita sappia manifestare una propria indomabile saggezza, dalla quale occorre apprendere: già ne parlava Musatti stesso in un suo libro ora poco noto, che aveva intitolato “Libertà e servitù dello spirito”(1971), nel quale difendeva la psicoanalisi dalla critica ricorrente di essere deterministicamente incapace di liberare realmente i soggetti umani dai condizionamenti della vita associata.

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