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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Vanna Giaconia

di Francesca Codignola e Ivana Longo

Vanna Giaconia è stata una “gran signora” della psicoanalisi: alta, slanciata, elegante, parlava con voce dolce e suadente ma sapeva imporsi quando esponeva le sue idee, frutto di un intenso e continuo lavoro di ricerca.

Crediamo che la dimensione della ricerca sia stata nella sua vita   fondamentale: ricerca clinica, ricerca metodologica e concettuale. Ha amato  intensamente ogni forma di conoscenza, Vanna si interessava di politica, di società, di arte, di poesia e anche di musica. E amava le piante. La ricordiamo ancora nella sua veranda-serra, circondata dal verde del terrazzo-giardino, che affannosamente  cerca sul tavolo, pieno di articoli e di manoscritti, il materiale su cui stava lavorando. Invano, perché scriveva tutto su fogli sparsi…

Nella sua attività di formazione, sia nel servizio pubblico dove ha lavorato, sia all’interno della Società Italiana di Psicoanalisi, dove aveva funzioni di training, è sempre stata estremamente generosa nell’offrire le sue idee, anche quando non erano ancora del tutto elaborate e nutriva una fortissima passione per il pensiero psicoanalitico che trasmetteva con entusiasmo ai suoi pazienti, ai suoi allievi e ai colleghi.

Per tutta la sua vita si è dedicata a cercare di dare un senso a fenomeni e situazioni fino ad allora incomprensibili: come un adolescente arriva a compiere gravi reati e ad uccidere? Come si struttura l’attività simbolica dell’essere umano gravato da traumi invalidanti e precoci? Vanna Giaconia è stata fra i primi psicoanalisti che si sono interrogati sul senso degli “agiti”, sulla forza o meno dell’istinto di morte, sulla possibilità di fare rinascere la speranza in giovani che l’avevano perduta. Forse è stato proprio questo che l’ha  spinta ad andare a lavorare presso il Carcere Minorile di Milano, “Cesare Beccaria” insieme a due amici e colleghi, Tommaso Senise e  Gaetano Roi, con i quali ha costituito un trio molto potente per la psicoanalisi dell’adolescenza in Italia.

Si era laureata in Medicina e aveva fatto l’analisi con Musatti; proprio lui l’aveva spinta a diventare psicoanalista: apparteneva quindi alla seconda generazione di analisti italiani.

Negli ultimi 20 anni, Vanna Giaconia ha concentrato l’interesse sul linguaggio e il suo legame con la competenza materna e la crescita psicologica del bambino. Ne sono testimonianza l’articolo: “Dal concreto all’astratto: le vie dell’adolescenza”, del 1985, a cui seguono altri lavori e due libri, “I percorsi del simbolo” con A. Racalbuto e “I nuovi fondamenti della psicoanalisi” 1997 con G. Pellizzari e P.Rossi.

Scrive: “La parola accudente materna è l’espressione di un legame affettivo che lega e integra sensazioni somatiche oscure ed insensate, dando ad esse un valore semantico in statu nascendi”. Da qui anche il suo interesse per la relazione mente-corpo. Dal corpo alla fantasia inconscia, al pensiero e al linguaggio, come a segnalare una continuità tra questi concetti e come a dare stimoli sempre più raffinati verso la comprensione della sofferenza psichica.

Siamo debitori a Vanna della sua ricchezza intellettuale e della sua capacità di stimolare la creatività del pensiero, grazie anche alla valorizzazione della trasgressione in adolescenza. Trasgressione intesa non tanto come aggressione agli oggetti interni infantili quanto piuttosto come forma creativa di ribellione a favore dell’autonomia e dell’emancipazione degli adolescenti, come lei stessa ebbe a scrivere:” Un atto di destrutturazione e di ristrutturazione che, partendo dalla virtualità insita nella relazione d’oggetto inevitabilmente insoddisfacente, apre il campo alla costruzione di nuove forme riparative e creative e cosi a sempre nuove virtualità, attingendo anche alla nostalgia dell’unione narcisistica primaria”. E soprattutto siamo debitori a Vanna della sua calda presenza affettiva.

Per saperne di più:
E’ disponibile gratuitamente il Quaderno Online che raccoglie gli atti della Giornata di studi dedicata a Giovanna Giaconia (2017)

 

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