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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

In questi nostri giorni di coronavirus

di Laura Ambrosiano

Il Coronavirus come elemento ovvio

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Giorgio De Chirico – Piazza D’Italia – 1913

Per quanto inatteso e frustrante possa essere un evento noi tendiamo, poco a poco, a inserirlo, a forza, nel territorio dell’ovvio, come se fosse il modo migliore per affrontarlo e tollerarlo. Spingere gli eventi, perfino il Coronavirus, nel territorio dell’ovvio consente di affrontarli con un pensiero concreto e una razionalità organizzativa: stabilire norme di condotta, comportamenti da evitare, azioni da favorire, e così via.

La casa-rifugio e il rapporto con la paura, la solitudine, l’angoscia e la morte secondo la psicoanalisi

La psicoanalisi ha descritto molto bene questo atteggiamento che spinge a inserire un pilota automatico e dargli credito di essere efficace. Così però la casa non è più solo quella concreta, ma diventa un atteggiamento mentale che può indurre a vivere i nuovi assetti come un rifugio magico e protettivo. Per la psicoanalisi il “rifugio” indica una zona della mente in cui è possibile non affrontare la realtà, e uscire dal rifugio può scatenare una grande paura di sciogliersi, di frantumarsi, di essere sopraffatti dal panico. Così ci raggiunge la fantasia di rannicchiarsi come in un grembo nell’atteggiamento di diniego che promette una certa dose di apparente tranquillità, tanto più quando esso è sostenuto dall’ambiente familiare e sociale, dal gruppo che ne condivide il senso, come sta avvenendo in questo momento di epidemia del Coronavirus.

Ma la casa-rifugio è un non luogo, aldilà della casa concreta è un atteggiamento mentale magico che garantisce di eludere l’angoscia di isolamento, di separazione e di morte. Proprio per questo, paradossalmente, con la testa nel rifugio si possono fare strappi alle regole, il pilota automatico cui abbiamo delegato la guida le tollera, sono piccole cose: piccole passeggiate, incontri, magari aperitivi in piazza……. Una volta innescato, il meccanismo del diniego della realtà si espande e si sposta su tanti aspetti e comportamenti.

Paradossalmente in questi giorni di pandemia in cui siamo tutti invitati-obbligati a isolarci nelle nostre case dobbiamo cercare che esse non si trasformino in rifugi mentali ricercati per tenere fuori la preoccupazione, la solitudine, la morte.

Chiusura e impotenza

Chiuderci in casa è necessario sul piano concreto, ma è molto pericoloso chiudersi per eludere il senso di impotenza di questa pandemia, impotenza umana e tecnologica, impotenza dinanzi alla nostra mortalità come singoli individui (e come specie, a rischio se continuiamo a borseggiare la natura come stiamo facendo).

Per quanto possiamo rannicchiarci dentro questo atteggiamento, però, il bisogno degli altri si fa vivo, vorremmo qualcuno cui chiedere: quanto durerà? Quando finirà? Lo psicoanalista può avere l’impressione che l’emergenza ci porti a cercare negli altri le ombre degli adulti onnipotenti di quando eravamo bambini. Ma gli altri cui oggi rivolgiamo le nostre domande, i tanti medici, sanitari, e uomini e donne che ci aiutano tutti, essi non sono onnipotenti, non sanno tutto, e proprio per questo devono essere sostenuti dalla nostra gratitudine.

Leggi anche l’articolo: Le mani in pasta.

Se hai bisogno di aiuto visita la pagina: Affrontare il coronavirus: il nostro supporto.

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