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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Un bel ritratto biografico di Freud, ebreo senza Dio

di Luca Bruno

Sul canale televisivo francese Arte, fino al 4 giugno, il film “Sigmund Freud, un juif sans Dieu” di David Teboul, un bellissimo biopic del fondatore della psicoanalisi. Un film Un-bel-ritratto-biografico-di-Freud-ebreo-senza-Dio-cmp-centro-milanese-psicoanalisi-psicoanalista-2documentario che, attenendosi alle fonti storiche, ripercorre le idee del pensiero freudiano alla luce della sua vicenda umana e della cultura ebraica.

Filmati e fotografie di archivio che ritraggono Freud e i suoi familiari si intrecciano a poetiche, potenti e talora enigmatiche immagini che descrivono, sottolineano e mettono in scena i contenuti delle diverse voci narranti. Il film, infatti, è interamente costruito su una narrazione fuori campo che si alterna a quella degli attori che danno voce a Freud, alla figlia Anna, a Marie Bonaparte, a Lou Andréas-Salomé.

Il mondo psichico da scoprire: conscio e inconscio, Io, Es e Super-io

Teboul segue fedelmente la cronologia della vita e del lavoro del padre della psicoanalisi, dalla nascita in Moravia, alla morte in esilio, a Londra.

Incrociamo le sue origini ebraiche, la Vienna tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, la nascita e lo sviluppo della teoria e della cura psicoanalitica. La faticosa esplorazione dell’inconscio è rappresentata attraverso l’arduo e incerto procedere per il raggiungimento delle vette delle Alpi, tra i precipizi e gli insidiosi ghiacciai.

Freud traccia la cartografia di un nuovo mondo inesplorato, quello dell’apparato psichico, tra i territori del conscio e dell’inconscio, tra le regioni dell’Io, dell’Es e del Super-io.

Le radici ebraiche e il rapporto di confidenza con il “doppio”

Trovano spazio i ricordi d’infanzia, le fantasie legate alla costruzione del suo romanzo familiare, le radici ebraiche (il film inizia proprio con immagini della natura, in cui si vedono radici e rami di alberi, anche recisi). Un “ebreo senza Dio” che tuttavia, di fronte alla domanda: “cosa c’è ancora di ebreo in te?” risponderebbe “ancora molte cose e probabilmente l’essenziale”.

Delicati i passaggi che tratteggiano il profondo legame con la moglie Martha, toccanti le letture delle corrispondenze intime con l’amico Fliess, “un’amicizia scientifica e un’amicizia amorosa” ma allo stesso tempo un rapporto allo specchio, la ricerca di un doppio.

Nelle immagini di repertorio vediamo Freud in alcuni momenti della sua vita quotidiana a Vienna, nel gesto di cogliere fiori nel giardino della casa di villeggiatura, mentre accarezza uno dei suoi amati chow-chow o provato dalla sofferenza nella sua ultima residenza londinese.

Una personalità complessa

Non sono risparmiate le descrizioni del carattere complesso e ambizioso di Freud, i suoi stati d’animo nella rottura (particolarmente dura e irrevocabile, contenente rancore e amarezze) dei rapporti amicali e professionali, con Fliess (Freud ne brucerà le lettere), con Jung e con Ferenczi.

Incontriamo Freud nei ricorrenti passaggi dall’entusiasmo all’abbattimento legato sia alle delusioni personali e professionali, sia alle perdite inconsolabili della vita, come nel dolore per la morte della figlia Sophie e del nipote Heinerle. Affiora anche la sua figura di marito critico e rimproverante, di padre che non rivolse mai una parola di ringraziamento alla figlia Anna quando si prese cura di lui con abnegazione. Traspare l’amore tenero per i suoi cani (leoni in miniatura) con cui sperimenta sentimenti di vicinanza, di intimità incontestata, fedeli e attenti compagni, anche durante le sedute di analisi.

La comprensione dell’inconscio: la dimensione onirica e le dinamiche sociali

Straordinarie le scene che raccontano la scrittura de l’interpretazione dei sogni, dei tre saggi sulla teoria sessuale e de il disagio della civiltà.

Freud individua nell’analisi dell’onirico la via maestra per la scoperta e la comprensione dell’inconscio, il disvelamento della sessualità infantile e delle vicende legate al complesso edipico.

Descrive la spinta della libido, interpretando un sogno in cui portar via dei fiori a una fanciulla può assumere il significato del “desiderio di deflorarla”. Ci racconta il sogno in cui vede la madre assonnata, portata in camera da letto da strani uomini con il becco da civetta e ne riconduce l’angoscia alla rimozione di un desiderio sessuale edipico.

Un uomo si tuffa nell’acqua al rallentatore, mentre la voce narrante spiega il pensiero freudiano sulla pulsione sessuale. Una sequenza di donne che vanno a gambe all’aria su un tapis roulant e le immagini di una parata di carnevale con mascheramenti e sinuosi dragoni drammatizzano la descrizione dei sintomi delle pazienti isteriche.

Scenari traumatici (della guerra, ma anche della vita quotidiana) e gruppi di personaggi che entrano in conflitto in un’arena mostrano l’urto delle pulsioni, il dissidio natura/cultura, le dinamiche del malessere individuale e della civilizzazione, l’azione silenziosa della pulsione di morte.

Inconscio perturbante e senza tempo

Il film ha molti altri pregi. Rivela in presa diretta il lavoro della ricerca psicoanalitica, presentando le associazioni mentali dello stesso Freud e immergendoci in un clima di attenzione liberamente fluttuante. Ci sono sequenze che affascinano e inquietano: siamo portati dentro al perturbante, accompagnati nell’osservazione dei processi inconsci e della natura conflittuale della mente. Le immagini si susseguono come tentativi di avvicinarsi all’angoscia, di decifrare il lavoro di spostamento, condensazione e deformazione dei desideri inaccettabili, come avviene nel lavoro del sogno.

Inoltre, il film ci aiuta a collocare sullo stesso piano la mitologia classica, la storia antica, l’epoca in cui si dipana il pensiero freudiano e l’attualità, mostrando l’esistenza di elementi topici della mente che rimangono invariati, costitutivi della psiche e a riprova che l’inconscio è atemporale.

Dentro la verità

Freud, ebreo senza Dio, non rinunciò ad alcune caratteristiche delle sue origini ebraiche: la libertà di pensiero, il desiderio di conoscenza, la ricerca della verità.

Entrando in scena, Anna Freud afferma “mio padre diceva che i biografi sono dei bugiardi”: forse il regista ci mette in guardia rispetto al suo stesso lavoro, anche se in realtà, ad eccezione di qualche imprecisione e di alcune inesattezze, realizza un film in cui insegue con intensità e integrità uno sguardo vero sul fondatore della psicoanalisi. Teboul ci dona il ritratto affettivo di un Freud intimo, nelle pagine della sua vita, ma talora collocato in un tempo sospeso e indefinito. E’ un invito a quello stesso lavoro di rêverie, elaborazione e trasformazione dei contenuti essenziali e profondi della psiche, che fa parte della nostra pratica clinica.

Il film ha un’atmosfera nostalgica, nelle immagini, nell’uso del bianco e nero, nella prosodia del racconto, nel malinconico accompagnamento musicale. Ci tiene rigorosamente e coerentemente ancorati a quella naturale infelicità umana, l’accoglimento della quale è uno degli obiettivi stessi della cura analitica.

https://www.arte.tv/it/videos/057881-000-A/sigmund-freud-un-ebreo-senza-dio/

https://www.arte.tv/fr/videos/057881-000-A/sigmund-freud-un-juif-sans-dieu/

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