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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Viaggio intorno alla mia mente di Xavier de Maistre

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Vincent Van Gogh – La camera – 1888

di Giacomo Calvi

Nell’epoca funestata dalla pandemia di Coronavirus che stiamo attraversando, abbiamo incontrato, nel tentativo di contenere il contagio, l’isolamento, anche detto quarantena, indipendentemente dal numero di giorni per cui deve essere osservata.

Anna Ferruta, con la sua consueta capacità di farci riflettere sul significato di cose e parole, ci ha ricordato che 40 sia un numero significativo per la tradizione giudaico-cristiana e che 40 giorni è la durata di sospensione, di cammino, di meditazione e preghiera in cui incorrono i protagonisti dell’Antico e Nuovo Testamento.

Di due giorni più lunga, 42 in tutto, è la durata della reclusione a cui deve sottostare Xavier de Maistre da cui trarrà il libro di cui suggerisco la lettura come contrappunto lieve alle letture più tragiche ed impegnative a cui siamo stati invitati in queste settimane.

Un libro ironico da scoprire durante la quarantena

Viaggio intorno alla mia camera, come si può arguire già dal titolo, ci è stato consegnato come un piccolo classico che aspira, con ironia e dandismo, all’epicità delle cronache delle grandi esplorazioni al pari di quelle di Cook o di Magellano, là dove oceani e terre inesplorate sono racchiusi in una stanza. Quell’ironia e quel dandismo per cui qualcuno vi ha riconosciuto lo spirito di un Tristram Shandy.

L’isolamento, inopportunamente chiamato lockdown, che abbiamo subito in queste settimane, ci viene presentato da de Maistre come l’occasione per scoprire quanto sia vasto il territorio che ci circonda e quanto possa essere impegnativa una sua minuziosa ricognizione prima di raggiungere i limiti delle pareti che lo circondano.

La camera dove viviamo reclusi offre al protagonista una serie di percorsi e di incontri che possono sorprenderci per i significati che sprigionano e fanno scaturire riflessioni feconde. Gli itinerari necessari a percorrerla si moltiplicano grazie ad uno zigzagare che si accompagna al piacere di “seguire le proprie idee passo passo, come il cacciatore che segue la selvaggina, senza preoccuparsi di mantenere una direzione”.

Ecco l’incontro con la poltrona, così attraente se si è inclini alla meditazione. Quello col letto, che si presenta come “quel luogo delizioso in cui dimentichiamo, per una metà della vita, i dispiaceri dell’altra metà”.

Così i libri della biblioteca, i quadri alle pareti, tutte presenze che mai, si badi bene, sono l’espediente per divagazioni di carattere estetico o letterario, riescono a conservare la loro peculiarità di oggetti significativi ed altrettante occasioni per esercitare una lieve ironia.

L’accorgersi di Xavier, ad esempio, che lo sguardo della donna amata ritratta si posa su chiunque si possa trovare nella stanza in qualunque posizione si trovi, rivela al “povero innamorato che, mentre egli fissa avidamente il suo ritratto e crede di essere l’unica persona che lei guardi, la perfida immagine, infedele come originale, volge lo sguardo a tutto ciò che la circonda e sorride a tutti. Ecco una somiglianza morale tra certi ritratti ed i loro modelli”: Si può forse trovare una descrizione più sintetica e divertente della fisiognomica?

X. de Maistre, anche quando espone il suo concetto che vede contrapposti anima e corpo, da lui chiamato ‘la bestia’, si avventura con leggerezza nella metafisica di chiara influenza platonica, proponendo l’esercizio filosofico come semplice e deputato a tenerci una piacevole compagnia.

Altrettanto si può dire quando si abbandona ad una riflessione sulla morte e sulla sventura, in un modo che fa perdere ad esse ogni importanza.

La libertà nella reclusione e la solitudine

Prorompe infine dalla lettura, un’incrollabile capacità di conservare la propria libertà nonostante la sua condizione di recluso. Il lettore sente quanto essa sia più autentica per il nostro protagonista, là dove inconsistente appare la pretesa di restituirgliela da parte di coloro che pensavano “fosse in loro potere portarmela via anche solo per un istante”.

Tale è l’intensità del piacere di rimanere isolati che trasmette questo resoconto, che anche noi, ora che siamo forse sul punto di tornare alle nostre consuetudini, potremmo per un momento avvertire con affanno il “ritorno alle catene, al giogo di impegni quotidiani che sta per colarmi di nuovo addosso”.

Salvo immediatamente riprenderci e, con l’Autore, percepire che “una forza segreta mi spinge, mi dice che ho bisogno di aria e di cielo, e che la solitudine assomiglia alla morte”.

Xavier de Maistre attira l’attenzione dello psicoanalista perché si pone come esempio di un equilibrio che non va mai ritenuto una conquista definitiva.

Utilizza l’ironia trattenendosi dallo scadere in sarcasmo distruttivo. Vigilando su di se si coglie nei momenti in cui cede alla stizza, alla condanna affrettata e all’avvilimento, grazie alla capacità di osservarsi e all’esercizio dell’autocritica.

Conferma la capacità di essere autonomi fino a rasentare il fascino dell’autarchia ma, riconoscendo in essa il segno di Thanatos, la rifugge e, rivitalizzato dal richiamo di Eros, fa prevalere il riconoscimento del bisogno e del piacere della relazione.

Leggi anche l’articolo: La lunga notte.

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