skip to Main Content
Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Coronavirus e distanziamento sociale. Si può parlare (piano) di sessualità?

Coronavirus-distanziamento-sociale-sessualita-cmp-centro-milanese-psicoanalisi-psicoanalista-2

Renè Magritte – Gli amanti – 1928

di Luca Bruno

È stato difficile parlare di sessualità in questi tempi. Sembrava di essere inopportuni di fronte alla sciagura, di contravvenire ad un tacito accordo censorio. Si rischiava di essere sanzionati perché si sconfinava, semplicemente parlandone, dall’area di sicurezza? Sotto il peso dell’angoscia, del dolore e della morte che sta strappando via tante vite, tanti affetti, si ha timore di affrontare la vita. Nella condizione di quarantena e di distanziamento a cui ci ha costretti il coronavirus, chi si è trovato da solo, chi vive in coppia, come vive la sessualità?

CACCIA ALLA STREGA

Non sono mancate le fantasiose accuse alla sessualità quale responsabile del male. Come in altre epoche, come spesso è accaduto: corsi e ricorsi storici.

Tra le strategie per difendersi dall’angoscia sono state utilizzate la negazione o il diniego ipomaniacale. Si è insinuata però anche una difesa più proiettiva, di tipo paranoide, che trova nella persecutorietà la possibilità di scagliare all’esterno aspetti inaccettabili, inaffrontabili, la rabbia, l’impotenza e la paura. Una proiezione che testimonia il bisogno di individuare un colpevole, nell’alvo del rifiuto di accettare una logica naturale. Ci sarà e chi sarà il responsabile? Qualcuno ha pensato di additare questa colpa proprio alla sessualità (eccola qui, l’innominabile!) come era già accaduto rispetto ad altre malattie e calamità.

Negli Stati Uniti il reverendo Drollinger della Casa Bianca, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò e, in Europa, il patriarca d’Ucraina Filaret hanno affermato che l’attuale pandemia di coronavirus sarebbe in parte causata dalla “ira di Dio” contro le persone che hanno una “propensione al lesbismo e all’omosessualità”. Il cardinale Burke poi ha indicato il “gender” una delle cause di questa “punizione divina”.

La caccia all’untore o alle streghe potrebbe spostarsi, più in generale, sulla sessualità.

LA SESSUALITA’ SOTTO IL GIOGO DI THANATOS

La sessualità soffre anche perché si trova a fare i conti con la prepotenza di una pulsione di morte, Thanatos, rinfocolata dalla condizione attuale.

Il coronavirus offre una rappresentazione comune a una pulsione che dall’interno, dal corpo, dallo psiche-soma può determinare la morte, ridurre al “livello zero” ogni tensione.

Freud (1920) introdusse il concetto di pulsione di morte, una spinta non osservabile direttamente in sé, che rappresenta una silenziosa azione di disinvestimento, di disimpasto tra le pulsioni libidiche e le pulsioni distruttive.

La pulsione di morte fa sprofondare nella palude nirvanica, spinge all’inerzia psichica, al ritiro (il “narcisismo di morte” di cui parla Green, 1983), all’indifferenziato (Roussillon, 2000), pietrifica il desiderio e intossica la vita fino a spegnerla (Valdrè, 2016).

Thanatos è anche una “antipulsione” (Russo, 1995) in quanto può impedire sviluppi e trasformazioni fondamentali alla vita.

Se la pulsione di morte intrecciata ad Eros non conduce al disinvestimento, all’apatia, alla passività, alla noncurante ripetizione dell’identico, può aiutare a ridefinire creativamente aspetti identitari e permettere di godere di una sessualità non parziale, imbricata all’affettività.

QUARANTENA DA SOLI, QUARANTENA DI COPPIA

Ferenczi (1932) scriveva che “una vita nella quale si scambia stabilmente meno libido di quanto si vorrebbe, può diventare insopportabile”.

Come stiamo vivendo la sessualità in questa condizione? Chi nella solitudine o nella dolorosa distanza da chi si ama, chi invece a contatto (troppo e troppo a lungo a contatto?) con un partner con cui si convive.

Il distanziamento sociale rallenta la diffusione del virus, ma reprime o cambia il nostro bisogno di relazione. Dal ripiego nell’autoerotismo, nel sesso virtuale, allo spegnimento del desiderio. In ogni caso, è venuta meno la “giusta” distanza nei rapporti.

Molte coppie dicono che i rapporti sessuali si sono diradati o non riescono più ad essere fonte di pieno piacere. Nei casi in cui uno o entrambi i partner escono per lavoro si pone inoltre la questione del rischio di contagio che può portare ad un incremento della paura e alla conseguente restrizione dei contatti sessuali.

La convivenza forzata e continuativa addormenta le fantasie e riduce (talora paradossalmente) gli spazi di intimità.

Gli innamorati distanziati invece vivono di videochiamate, di e-mail cariche di amore e di passione, di attesa e di desiderio. La sessualità depauperata si trasferisce in un apparecchio elettronico o scorre dentro il filo (nemmeno più quello!) del telefono. Il contatto attraverso lo schermo del cellulare o del computer appiattisce il rapporto, riducendolo ai sensi dell’udito e della vista (e senza la possibilità di reciproco contemporaneo scambio degli sguardi). Niente pelle, nessun odore, nessun calore. Quali poveri surrogati per alimentare e soddisfare il desiderio sessuale? Il web si sostituisce al corpo del partner, immagini che incendiano i sensi, nell’attesa di poter tornare davvero nel contatto intero con l’Altro.

E chi è solo? Molti si affidano alle chat erotiche. La sessualità diventa sexting (invio di testi o immagini sessualmente espliciti) e parziale, virtuale, onanistica. L’Altro perde ogni soggettività, predominano i desideri di possesso, le fantasie di appropriazione, nell’illusione di onnipotenza che è un ritorno ad una sessualità infantile, pregenitale, narcisistica.

IL DOPO CORONAVIRUS?

L’utilizzo massiccio di internet per il sesso virtuale può avere un effetto ansiolitico ma può rafforzare o creare disturbi nell’area affettiva. Può dare avvio o consolidare una sessualità scissa dall’affettività, pericolosamente difensiva, che impoverisce l’Io e la vita emotiva. Un problematico scivolamento nelle modalità della compulsione e della dipendenza, dell’agito senza elaborazione psichica. Incremento di relazioni estremamente arcaiche in cui l’Altro si riduce ad un oggetto parziale e intercambiabile, un prolungamento di Sé, che permette la scarica immediata dell’eccitazione senza empatia, senza vera relazione.

Il rafforzamento di queste modalità primitive può rappresentare una difesa patologica per evitare coattivamente conflitti interni, per proteggersi da angosce depressive o da angosce di disgregazione del Sé. La psicoanalisi costituisce la cura elettiva per questo tipo di condizioni mentali che diminuiscono l’efficacia dell’Io (ad opera delle scissioni) e le sue capacità di contatto con la realtà.

I rapporti richiederanno la disponibilità e la capacità di ricostruire la fiducia, fronteggiando la diffidenza, la paura, le barriere che generano resistenza. Sarà difficile recuperare l’intimità, disinfettati, con guanti e mascherine, a oltre un metro di distanza… Quando ci ritroveremo ancora con “gli occhi dentro gli occhi, la mano nella mano”, come diceva una canzonetta spensierata degli anni ’60?

Et les yeux dans les yeux
Et la main dans la main
Ils s’en vont amoureux
Sans peur du lendemain.

DESTINI DELLA SESSUALITA’

Reazioni ansiose, fobiche e depressive di fronte al pericolo silenziano l’eccitamento, impoveriscono l’energia sessuale, adombrano gli oggetti del desiderio, inibiscono la spinta della libido, ne offuscano le mete.

La libido che non riesce a seguire il suo corso può sublimarsi, fissarsi a un soddisfacimento perverso oppure generare angoscia.

Il desiderio sessuale arginato, per sfuggire alla frustrazione, si dirige infatti verso possibili mete non erotiche (creative, culturali, sociali) o può regredire verso mete pulsionali parziali, infantili, all’oralità.

Ma la libido, nelle forme di stasi e di ingorgo (anche l’investimento libidico di oggetti irreali può determinare una stasi) può trasformarsi, nell’inconscio, in angoscia.

Siamo nell’attesa che la libido possa irrorare la vita amorosa in più ampie capacità di comunicazione, intimità ed intesa erotica, nella restaurata ambivalenza di amore e odio, in una rinnovata disponibilità all’ascolto dei desideri, delle fantasie e dei vissuti emotivi profondi.

Salvata da un rogo a cui in questi tempi è apparsa destinata, la sessualità è nella vita e di lei si può parlare, mentre osserviamo, ancora un po’ da lontano, il tempo in cui torneremo dal vuoto e dal silenzio e ci ritroveremo più a contatto con il frastuono della vita che proviene da Eros.

Bibliografia:

Ferenczi S. (1932), “Note e frammenti”, Opere, vol 4.
Freud S. (1915), “Pulsioni e loro destini”. In: “Metapsicologia”, OSF, vol 8.
Freud S. (1920), “Al di là del principio di piacere”, OSF, vol 9.
Green A. (1983), Narcisismo di vita, narcisismo di morte (tr. it. 1985, Borla, Roma).
Roussillon R. (2000), L’invention de la pulsion de mort, Dunod, Paris.
Russo L. (1995), intervento in: Green A., Seminari romani, Borla, Roma.
Valdrè R. (2016), La morte dentro la vita, Rosenberg & Sellier, Torino.

Leggi anche l’articolo: Sogni, approdi e generazioni. Alla scoperta dell’opera teatrale: “Eneide, generazioni”.

Se hai bisogno di aiuto visita la pagina: Affrontare il coronavirus: il nostro supporto.

Back To Top