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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

GLOSSARIETTO ad uso di psicoanalisti stanziali

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René Magritte – Il terapeuta – 1937

Un discorso semiserio su certi linguaggi sociali, Coronavirus e altro

di Pietro Rizzi

Questo Glossarietto si basa sul concetto di BIAS, un termine della ricerca scientifica che designa una sorta di distorsione dei risultati dovuta a processi cognitivi non adeguatamente controllati. E’ tipico della valutazione statistica, quando l’oggetto e il percorso della ricerca non sono stati attentamente analizzati. In medicina i Bias diagnostici sono frequenti, spesso a causa delle variabili intervenienti non prese in considerazione.

Qui parleremo dei Bias presenti nel linguaggio quotidiano: si tratta di “trappole cognitive” originate dalla necessità di effettuare sintesi di dati troppo complessi per poterli utilizzare nel linguaggio quotidiano, dimenticando la loro origine.

Ad esempio un tipico Bias consiste nel:

  1. Personalizzare/Antropomorfizzare ciò che è impersonale. Classicamente, dare alle Nazioni caratteristiche umane: l’Italia, la Francia, l’America ecc. attribuendo loro passioni umane.
  2. Condensare in un unico termine realtà complesse: l’Europa…
  3. Mescolare realtà di dimensioni diverse, rendendole equivalenti. Esempio, nel caso della Psicoanalisi, la SPI (la SPP, la BPS, ecc.) e l’IPA. Due realtà enormemente differenti, alle quali si attribuiscono intenzioni e comportamenti, vedi (1) e (2), come se fossero persone singole. La cosa è complicata in italiano dall’articolo, in questo caso femminile.
  4. Ma “lo Stato” è sicuramente un maschio, potente ma contemporaneamente inefficiente e indifferente ai bisogni del Popolo, maschio, ma connotato come bimbo bisognoso di cure.
  5. Altra fonte di Bias sono le sigle, che perdono la loro caratteristica di sintesi nel linguaggio per diventare “oggetti” con vita propria. Es. in Italia INPS, Inail, ACI, AST, SSN, ecc. Nel caso, una sigla come TFR diventa un oggetto persecutorio, e non il “Trattamento di Fine Rapporto” come in realtà è. Il TFR non è proprietà dell’azienda o dell’Istituzione che poi lo rilascia graziosamente al lavoratore, ma è una sua proprietà differita, quindi dovrebbe sempre essere conservato a parte, cosa che spesso in passato non avveniva.
  6. Altro esempio (SPI) il concetto di “Quota”. Se non è seguito da una specificazione, per esempio “Quota di iscrizione” a una specifica iniziativa, nella vita societaria diventa un altro oggetto persecutorio, perché comprende diverse parti e funzioni, ma queste vengono condensate per abitudine. In realtà si tratta di risorse da usare a vantaggio della sopravvivenza sociale, ma il Bias fa sì che si trasformi in oggetto persecutorio in quanto è misteriosamente detenuto da un’entità impersonale (l’Esecutivo) che ha però scopi personali…
  7. Un esempio molto attuale, il VIRUS. Da sempre oggetto misterioso, pochi comprendono la natura biologico/impersonale di questa entità. In questo momento, per la sua disseminazione mediatica il CORONAVIRUS si è trasformato in una rappresentazione “vuota”, quello che si definisce un “Simulacro”. E’ un termine con cui si designa una rappresentazione di una figura religiosa del passato, alla quale nessuno crede più (es. le statue della religione pagana, prive di significato nel contesto odierno, ora mantenute in vita per motivi estetici) ma nella società delle forme virtuali presente con le caratteristiche “spettrali” di un fantasma altamente persecutorio. Il Coronavirus oscilla tra realtà (per medici e scienziati) e fantasie infantili condivise dalla popolazione impreparata a comportarsi più o meno razionalmente/realisticamente di fronte all’incertezza e all’Evento Ignoto. E’ tuttavia evidente che questo simulacro, come qualsiasi Spettro del passato, è in grado di provocare conseguenze tangibili e di mettere in questione strutture comportamentali e relazioni sociali consolidate, rendendo inconoscibile il “destino” di vasti insiemi sociali.
  8. Il funzionamento dei Bias si presta a offrire spiegazioni per molti fenomeni sociali che in passato hanno coinvolto la storia della Psicoanalisi. Un esempio ancor oggi interessante potrebbe essere quel particolare Bias “ottico” per cui un certo fenomeno di superficie ne nasconde un altro, nascosto nella base sociale, che si sviluppa gradualmente e alla fine emerge con forza, rovesciando i precedenti rapporti di forza. Il Bias nasce dallo scambio tra la miopia del non vedere a distanza qualcosa che avverrà e la presbiopia di non cogliere ciò che è sotto gli occhi ma non può essere visto in forza di un pregiudizio difensivo. Il riferimento si può trovare nelle trasformazioni avvenute verso la fine del secolo scorso nei paesi occidentali.
    Il successo “mondano” e culturale della Psicoanalisi negli Stati Uniti e in Europa è stato così duraturo e prolungato – il fenomeno di superficie – che ha lasciato in ombra quello che avveniva in profondità nella base sociale, con lo sviluppo di nuovi modelli di terapia e di nuove scoperte scientifiche più adatte a rispondere alle esigenze delle società consumistiche e post-industriali. Gli psicofarmaci sempre più utilizzabili per i casi gravi, le neuroscienze con la loro ideologia scientistica – che solo ora mostrano alcuni segni di crisi – infine le scienze cognitive, apparentemente capaci di proporre interventi terapeutici più consoni alle richieste di efficacia e immediatezza che quelle società, dinamiche e opulente, richiedevano. Una famosa battuta di Woody Allen sulla durata della sua analisi: “l’anno prossimo vado a Lourdes” condensa un sentimento sempre più diffuso di diffidenza verso la Psicoanalisi nella sua forma più tradizionale.
  9. Non sono mancati nelle Società Psicoanalitiche, dalla fine del secolo scorso, i tentativi di “risposta” alle terapie concorrenti, ma anche qui si è manifestato un Bias, costituito dal “modello” classico della polemica contro i detrattori della Psicoanalisi, in uso fin dai tempi di Freud: un modello sostanzialmente difensivo, nel quale la Psicoanalisi viene messa al riparo dalle critiche usando… gli strumenti stessi della Psicoanalisi, che né gli avversari né il pubblico possono condividere o capire. Il destino di molte polemiche degli ultimi decenni contro innumerevoli “false notizie” e distorsioni interessate della storia e struttura della Psicoanalisi – le ripetute accuse di “ciarlataneria” – è stato di mancare molto spesso il vero bersaglio, ovvero l’incompetenza scientifica e le manipolazioni culturali di questi “scopritori” della verità, Un diverso modello, adatto al contesto attuale e ai profondi mutamenti culturali dei nostri tempi, deve ancora essere messo in opera, senza cadere nel Bias piuttosto frequente che se la Psicoanalisi rappresenta di per sé “la Verità”, si tratta solo di formularla.
  10. Per concludere su una nota “positiva”, in fondo gli scopritori del Bias sono stati gli stessi Psicoanalisti, a partire da Freud stesso: che cosa sono le difese – ricordiamo le prime “Neuropsicosi da difesa” – se non le distorsioni, i Bias che la vita psichica produce, accettando la distorsione per mettersi al riparo dalle fatiche che le imporrebbe “l’esame di realtà”? Solo che, ciò che inizialmente è una “scorciatoia” per evitare i guai della sofferenza psichica, diventa poi una alterazione della stessa, con tutte le conseguenze del caso!

Leggi anche l’articolo: Le mani in pasta.

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