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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Punti di vista riflessioni sulla pandemia tra perdita e desiderio: il pensiero di Marta Dell’Angelo

N° 4 del 07/09/2020

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Galleria Vittorio Emanuele, Milano, 17 maggio 2020. Foto di SIlvia Lepore

Il pensiero di Marta Dell’Angelo

Terminata la fase di isolamento ci sentiamo collettivamente contagiati – ma anche accomunati – dall’atmosfera emotiva della pandemia. Ci interroghiamo su ciò che abbiamo vissuto e che stiamo ora vivendo. Vorremmo conoscere il suo pensiero al riguardo: in particolare quale è il suo punto di vista, come artista, sul vissuto di perdita che ci accomuna e sulla nuova percezione di bisogni e desideri con i quali ci stiamo confrontando oggi?

Uno stato di sospensione, simile ad un apnea lunghissima, come trovarsi sott’acqua avvolti da un insolito silenzio e i polmoni che trattengono l’aria aspettando il segnale di rilascio, ma non c’è possibilità di sfiato perche non è possibile partecipare al lutto. Da Codogno all’Amazzonia puoi solo restare a guardare e contare, mentre sull’altro binario informazioni, immagini, video, concorsi, inviti, commenti, parole, fake e real news s’intrecciano in uno scambio isterico di solo intrattenimento.

Emerge in modo evidente l’assenza di una struttura di base che garantirebbe consapevolezza e responsabilità civile per un agire comune e cooperante. Per imparare queste due preziose facoltà, non servono definizioni – il mondo della comunicazione le ha svuotate di senso – ma i nostri corpi presenti, partecipanti, agenti. Sono contenuti che si apprendono senza passare per forza da processi razionali, dal momento in cui il corpo mette mano, agisce in azioni individuali o collettive, si fa portatore di senso. Risollevare le palpebre e  riconoscerci come esseri della stessa specie che non possono fare a meno uno dell’altro. Passare per gli altri per scoprire sé stessi, un’operazione che facciamo in continuazione da quando siamo al mondo.

Il sistema della comunicazione ci rende automi e ci svuota di senso

Cura, educazione e ricerca dovrebbero essere gli ambiti obbligatori d’investimento per non esser messi un’altra volta in castigo, come esseri  incapaci di badare a se stessi e agli altri, automi che aderiscono alle norme per evitare multe. Un mondo in cui regole e password hanno sostituito gli organi di senso, il buon senso, il senso della misura, il senso comune. Non è la tecnologia il mostro ma l’annullamento di senso.

Sapere con certezza che siamo profondamente legati uno all’altro dovrebbe essere il punto da cui ripartire come soggetti e non come clienti. Siamo incattiviti, addormentati, spaventati; troppo poco sorpresi, incantati, rapiti. Penso alle passioni, da cui dipende tanta della nostra energia vitale, e quanto siano sempre più anestetizzate o condizionate dai desideri del sistema del profitto e del consumo. E ce lo diciamo da più di 30 anni.

Abbiamo bisogno di bellezza ma quella che parte da dentro, che resiste alle tentazioni ipnotiche e sedanti, la bellezza che risiede nel paesaggio, nei suoni, nei gesti, tra gli spazi di scambio e di reciprocità. La cultura è produttrice di bellezza. Solo attraverso la cultura possiamo vivere meglio e sembra anche più a lungo. Cultura è prima di tutto conoscere gli strumenti – dalla forbice al 5G – e imparare a usarli.

L’appartenenza alla specie umana e l’importanza della fisicità

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Collage vivant 2018, 2018, Marta Dell’Angelo

La percezione più forte all’inizio della pandemia è stata quella di appartenenza alla specie umana, prima che di donna o artista o insegnante o qualsiasi altra categoria. Ho ascoltato i piccoli e numerosi muscoli facciali che hanno iniziato a cedere, a farsi morbidi, a decontrarsi, hanno cambiato assetto, perche quattro miliardi di persone, come me, si erano fermate. Sospesi i pensieri, sospese le idee, sospesi i giudizi. Uno stato di tregua tra tempo e spazio, che ha permesso ascolto e riflessione.

Ho respirato tutto il silenzio della città, ho sentito i nostri corpi al riparo dall’esser performanti, nevrotici, rapidi, compulsivi, sovraeccitati o stanchi.

Ho sempre vissuto pensando alle crisi come grandi occasioni e vorrei crederci ancora, ma bisogna ripartire dalla misura del nostro corpo, del nostro raggio d’azione, dalle nostre passioni più che dalle competenze, considerare il rischio come una componente legittima da saper maneggiare e non stimolo di ansie e paure.

Attraverso la fisicità riconosciamo il nostro peso e la nostra forza che si trasformano in fiducia, entriamo in contatto con equilibri emotivi e fisici, acquisiamo confidenza. Attraverso il nostro corpo e il nostro fare, attraverso l’esperienza le idee hanno la possibilità di incarnarsi producendo senso senza che ce ne si accorga.

Mi piace immaginare Milano come un’aula aperta, che alleggerisca gli spazi chiusi degli istituti scolastici, praticabile, accogliente capace di esser anche spartana e agile, per stare all’aria aperta, rispettando una distanza fisica e non sociale. Vedere tanti corpi che pedalano, che si sforzano, facendo un servizio per tutti mi ha fatto sentire il cuore pulsante. Ma è necessaria una resistenza, arriviamo da 40 anni di diseducazione civica, per cui le posizioni radicali sono necessarie.

Milano 03 Luglio 2020

Marta Dell’Angelo

https://www.martadellangelo.com/

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Prossima uscita: 21/09/2020

 

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