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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Punti di vista riflessioni sulla pandemia tra perdita e desiderio: il pensiero di Elisabetta Nigris

N° 2 del 10/08/2020

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“Coloris” di Pascale Marthine Tayou, Milano, 20 maggio 2020. Foto di Silvia Lepore

 

Il pensiero di Elisabetta Nigris

Terminata la fase di isolamento ci sentiamo collettivamente contagiati – ma anche accomunati – dall’atmosfera emotiva della pandemia. Ci interroghiamo su ciò che abbiamo vissuto e che stiamo ora vivendo. Vorremmo conoscere il suo pensiero al riguardo: in particolare quale è il suo punto di vista, come pedagogista e docente universitario, sul vissuto di perdita che ci accomuna e sulla nuova percezione di bisogni e desideri con i quali ci stiamo confrontando oggi?

L’esperienza del coronavirus è forse la prima esperienza traumatica che ha accomunato tutta la nostra generazione.

La prima reazione è stata di paura e di sollievo insieme. Paura di morte, di malattia, di contagio incontrollato e incontrollabile, che ci ha presi alla sprovvista. Sollievo, perché qualcosa o qualcuno ci obbligava a fermarci, a stare in casa, a non girare come una trottola, a volte a vuoto, fra treni metropolitane, fra riunioni e convegni, in luoghi e città che non ci appartenevano, senza sapere bene dove stavamo andando e perché.

Nel giro di pochi giorni ho perso la vicinanza fisica e continuativa con gli amici più cari, ho perso la libertà di poter girare e uscire come volevo; ho perso il contatto con la natura e con il movimento: tutto questo è stato difficile da sostenere e, in alcuni momenti doloroso. Perdite difficili da colmare, ancora ora che stiamo ricominciando timidamente e vivere; al tempo stesso, però, dopo questi mesi passati rimane un grande desiderio di non tornare come prima.

I bisogni e i desideri rimasti dopo il coronavirus

A me è rimasto un forte bisogno di non perdere, direi, quel senso di casa che avevo dimenticato nelle mie giornate vorticose; il bisogno di riuscire a stare soli senza avere modo di distrarsi in giro per la città; il desiderio di saper scegliere le cose che ci sembrano più autentiche e anche più importanti nel lavoro e nella nostra esistenza.

Ma anche è rimasto il desiderio di non perdere, almeno per quanto mi riguarda, il contatto con il senso di fragilità che questa emergenza ci ha obbligati a guardare: la fragilità di affacciarsi ad un’età in cui non sai se sceglieranno te per l’ultimo respiratore rimasto, ma anche la fragilità di emozioni e sentimenti che – nella solitudine – non si possono rimuovere o sotterrare sotto l’accumulo degli impegni e delle giornate, che scorrono via senza sapere come sei arrivata fino a sera.

Ecco, la speranza e il desiderio che tutto questo non scompaia improvvisamente e che si possa farne tesoro.

Le lezioni da remoto e il rapporto con gli studenti

Rispetto alla specificità del mio lavoro, inaspettatamente trasformato in lavoro da remoto, la prima mia reazione è stata una certa soddisfazione nel “farcela”, nel riuscire a dominare tutti questi strumenti che mi parevano così inaccessibili. Non sono mostri, non sono qualcosa che è appannaggio di tecnici o delle giovani generazioni. Sono utili strumenti che possono far risparmiare tempo, risorse, spostamenti. Da questo punto di vista, la perdita più forte però è stata la perdita del rapporto quotidiano con gli studenti, la vita d’aula con tutte le sue routines, imprevisti, incontri, soddisfazioni e frustrazioni. Noi che ci occupiamo di insegnamento/apprendimento abbiamo potuto verificare come si può imparare ad utilizzare sempre meglio questi strumenti, anche in vista delle lezioni che speriamo presto tornino ad essere in presenza; ma le lezioni a distanza non possono sostituire le lezioni in presenza. Come ho scritto in una lettera inviata ai miei studenti – citando l’antropologo Marco Aime – “la conversazione faccia a faccia ci rende umani, perché siamo presenti al nostro interlocutore (…). La conversazione richiede tempi e spazi (…) per rafforzare quella capacità di introspezione, utile a comprendere noi stessi, gli altri e il mondo fuori.” Anche in aule grandi come le nostre, la conversazione si costruisce attraverso gli sguardi, la voce, le interazioni e, pure, i dubbi e i conflitti che contribuiscono a delineare quella comunità di pratiche a cui partecipiamo.

Ci sono mancati in nostri studenti in aula ma, allo stesso tempo, entrare nelle “camerette” dei nostri studenti durante le lauree o solo per colloqui relativi alle loro tesi, vedere il mondo in cui loro vivono, così diverso dal nostro, ci ha fatto vivere con loro momenti di autenticità, di relazioni ripulite da comportamenti e atteggiamenti ingessati dai ruoli. Sentire che ti raccontano che nel loro paese “è morta una intera generazione” (di cosiddetti anziani), i loro nonni, zii o a volte genitori, non è stato facile ma ha anche riportato il rapporto con loro su un piano di realtà vissuta e di vita vera che non sempre si riesce a cogliere in aula o nel proprio studio, “dietro la cattedra”.

Siamo abituati ad una idea del mondo accademico ieratico, distaccato e forse anche un po’ supponente e rimane il desiderio, alla fine di questa esperienza incredibile, che si possano ricordare questi momenti di autentica relazione costruita con i ragazzi e le ragazze, che si possa scoprire o rafforzare un modo diverso di affermare la propria autorevolezza con gli studenti e nella società.

La sfida della DaD: didattica a distanza

Per me, peraltro, l’emergenza coronavirus è stata l’occasione per rafforzare la ragione civica e sociale per cui ho scelto questa professione. Occupandomi di formazione degli insegnanti, sin dalle prime settimane, abbiamo ricevuto un grido di aiuto dalle scuole che chiedevano di essere sostenute per affrontare questa sfida della DaD (Didattica a Distanza), che a molti pareva insormontabile.

L’abbiamo fatto attraverso la piattaforma Bicoccaconlescuole che inaspettatamente ha visto, in 3 mesi, circa 20000 accessi e la presenza di circa 6000 insegnanti ai 4 webinar di formazione che abbiamo offerto per dare loro un luogo di pensiero e di confronto. Questo ci ha fatto rendere conto da subito che impatto questa esperienza, umana e professionale, stava avendo anche sui docenti; allo stesso tempo, ha aperto un varco di dialogo e ascolto nei confronti della scuola e dei docenti, che ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare con loro, anche per la vividezza delle tematiche che portavano a galla e delle testimonianze che ci hanno regalato: testimonianze di disorientamento, di paura di cambiare o soltanto di non essere capaci ad usare strumenti fino ad allora sconosciuti.

Ci hanno raccontato del senso di perdita rispetto alla relazione con i loro studenti i cui fili, poi, venivano ricostruiti a poco a poco; ci hanno raccontato la soddisfazione di bambini e ragazzi che dimostravano tutta la loro voglia di scuola e il loro desiderio di incontrarsi anche solo attraverso un video. Ci hanno, infine, anche raccontato di come si sono persi per strada i ragazzi più fragili, quelli con meno risorse – economiche sì ma non solo – quelli che già la scuola in presenza tende ancora purtroppo a lasciare indietro. Abbiamo potuto toccare con mano come la DaD abbiamo acutizzato le diseguaglianze e arato un solco difficilmente colmabile, soprattutto se le scuola e i docenti non saranno affiancati e aiutati in primis a rileggere questa loro esperienza, ma anche a pensare e trovare un modo diverso di fare scuola. La speranza e il desiderio qui è che non rimanga un sacrificio inutile, ma che quello che l’emergenza covid a portato a galla venga preso in carico e che possa diventare davvero una esperienza trasformativa ed evolutiva, per i docenti, per i ragazzi e per tutti noi.

Elisabetta Nigris

Elisabetta Nigris è docente di progettazione didattica presso l’Università di Milano Bicocca dove è Delegato della Rettrice per la Formazione degli insegnanti e il Faculty Development. Si occupa di temi legati al processo di insegnamento/apprendimento, alla educazione alla cittadinanza, all’Alta Formazione. Fra i suoi libri più recenti Progettazione e Valutazione didattica, per Pearson Mondadori.

Uscite della rubrica

Prossima uscita il 24/08/2020: il pensiero di Antonio Rossi

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