

Medico internista, Neuropsichiatra infantile, Psicoanalista, Analista di Trainig. esperta nell’analisi di bambini e adolescenti.
Guidata da un grande rigore etico, istituzionale e metapsicologico, Marta Badoni è stata una maestra della psicoanalisi clinica e teorica e una presenza importante nella Società Psicoanalitica Italiana.
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L’impegno nell’Istituzione
Dopo la laurea presa a Milano, ha seguito il marito a Losanna, dove ha completato la formazione come medico internista. L’incontro con maestri dell’epoca, in particolare Julian de Ajuriaguerra e René Henny a Losanna e Ginevra, le ha fatto conoscere la psicoanalisi del bambino e appassionare alla cura, mentre lei stessa diventava madre. Tornata in Italia, ha compiuto il Training psicoanalitico ed è diventa membro della S.P.I., percorrendo tutte le tappe della formazione fino ad acquisire le funzioni di Training. La sua battaglia per trasmettere la pratica della psicoanalisi con bambini e adolescenti e per farne conoscere l’importanza all’interno della Società di Psicoanalisi è iniziata presto, ed è proseguita fino al suo saluto.
Nel 1992, con il sostegno di Dario De Martis, allora Presidente del Centro Milanese, ha avviato un Servizio clinico per i bambini. In seguito, sotto la presidenza di Giuseppe Di Chiara, ha partecipato alla fondazione dell’Osservatorio di Psicoanalisi Infantile con Nino Ferro, Dina Vallino e Magda Viola. Durante l’Esecutivo Nazionale di Fausto Petrella (1997 – 2001), di cui è stata Segretario ( sarà Vice Presidente nell’Esecutivo di Stefano Bolognini nel 2013 – 2017) viene attivato ed entra a far parte dell’Istituto nazionale del Training il Corso di Perfezionamento nell’analisi di bambini e adolescenti. Il suo insegnamento si è svolto anche oltre confine, dove per anni, su invito di Terttu Eskelinen de Folch, Direttore del COCAP, ha tenuto seminari per la formazione alla cura di bambini e adolescenti degli analisti dell’Europa dell’Est.
Un analista che tocca, un analista toccante
Il Corpo
Da Ginevra, partendo dall’insegnamento di Julian de Ajuriaguerra, ha portato a Pavia nel 1989 la modernità trasgressiva della Relaxation, un’estensione della psicoanalisi che consisteva in un approccio umile e saggio al corpo per trattare le tracce di esperienze primarie, all’origine di aree di sofferenza mentale mute e in quanto tali non comunicabili verbalmente, né rappresentabili. Un’attenzione a quello che preme per essere comunicato, al di là e prima della parola, oggi riconosciuta come fondamentale per incontrare le sofferenze identitarie.
Stefania Nicasi nel suo ricordo su Spiweb parla con affetto e arguzia della “pionieristica fissazione di Marta”, una trasgressione illuminata, forse un po’ troppo precoce per i tempi.
Una maestra affettuosamente esigente
La formazione
Uno degli aspetti importanti del suo impegno è stata la formazione degli allievi. Si è dedicata all’insegnamento della psicoanalisi con passione, pazienza e fermezza, e con un’autentica capacità di fare il tifo per chi sarebbe venuto dopo di lei. Ha saputo trasmettere ai molti allievi come “ mettere le mani in pasta” all’interno di una stanza d’analisi, ascoltando attenta le parole e ancor prima l’atmosfera (la melodia, le stonature) che circolava tra il paziente e l’analista, sollecitando a prestare attenzione al proprio sentire.
Prendersi in gioco
La persona
Curiosa della vita, amava conoscere e assaggiare le persone, i luoghi, e anche (molto!) i cibi buoni.
Ma senza fretta, avendo cura di dare a tutto l’attenzione e il tempo necessari.
Ha amato moltissimo la sua famiglia, Mario e Andrea i suoi figli, Tommaso Leonardo e Sveva i suoi nipoti.
Con il passare degli anni ha saputo ridurre con saggezza l’attività clinica (sua grande passione) e l’impegno societario, dedicandosi alla riflessione teorica e alla stesura di alcuni importanti lavori che, con il prezioso aiuto di Stefania Nicasi e Alessia Fusilli De Camillis, sono stati raccolti nel suo libro uscito nel 2023 per Cortina ‘Prendersi in gioco. Una psicoanalista racconta.’ Un libro testamento, composto in lotta con il tempo dettato dalla malattia, dove la teoria e la tecnica si intrecciano alle storie: la storia della psicoanalisi infantile, la storia istituzionale, la sua storia personale, le storie dei pazienti.
Prendersi in gioco “perché se non ci si lascia coinvolgere, se non ci si riesce, indipendentemente dall’età del paziente, non ci sarà cura analitica.”
Nell’estate 2023 il libro riceve il Premio Gradiva di Lavarone.
Nel maggio 2024 l’ossigeno dell’erogatore non basta più e Marta Badoni ci lascia con la promessa di un cammino che non si interromperà, come dal titolo di un suo recente lavoro su Psiche ’Per oggi ci fermiamo qui’.
di Daniela Alessi
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