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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Punti di vista riflessioni sulla pandemia tra perdita e desiderio: il pensiero di Michele De Lucchi

N° 6 del 05/10/2020

Il pensiero di Michele De Lucchi

Terminata la fase di isolamento ci sentiamo collettivamente contagiati, ma anche accomunati, dall’ atmosfera emotiva della pandemia. Ci interroghiamo su ciò che abbiamo vissuto e che stiamo ora vivendo. Vorremmo conoscere il suo pensiero al riguardo: in particolare qual è il suo punto di vista come uomo e come architetto sul vissuto di perdita che ci accomuna e sulla nuova percezione di bisogni e desideri con i quali ci stiamo confrontando oggi.

Riflettendo su cosa guadagnavamo e cosa perdevamo durante questo lockdown, da architetto mi sono domandato quale poteva essere un contributo al nuovo mondo che ci si stava parando davanti. Insieme a tutti i progettisti che compongono il mio studio AMDL CIRCLE, abbiamo deciso di intraprendere 10 ricerche su 10 spazi dell’abitare con 10 gruppi dedicati. Così, abbiamo investigato e ragionato sui cambiamenti in atto e sulle nuove ambizioni della società e dei singoli individui, per proporre soluzioni architettoniche in grado di affrontare emergenze globali come questa della pandemia. Lo abbiamo fatto nella maniera più razionale e al contempo più ideologica possibile; sempre mettendo l’uomo e il destino dei beni comuni, primo di tutti l’ambiente, al centro dell’attenzione.

Il diritto alla salute portato in primo piano dal coronavirus

La grande novità, che abbiamo percepito, è il cambiamento del fine ultimo delle nostre ricerche. Se prima il pensiero era orientato all’espressione del concetto di libertà, la pandemia ha portato in primo piano il diritto alla salute. In certi casi, la necessità di garantirsi una vita in salute ha addirittura sacrificato il senso di libertà individuale. Se ci pensiamo bene, il grande confronto che ci è stato durante il lockdown è stato proprio tra l’essere liberi, facendo quello che si vuole, e l’essere in salute. E in molti hanno scelto lo stare in salute. Questo è un tema non da poco. È il tema dell’Ilva di Taranto, per fare un esempio. È il tema globale dell’ecologia e della sostenibilità, che chiede alla coscienza individuale e sociale di limitare la libertà di fare ciò che vogliamo, per poter sopravvivere tutti sulla Terra con dignità. Non possiamo buttare sigarette nei boschi dando fuoco a intere foreste perché la nostra libertà ci dice che possiamo farlo; non possiamo continuare a consumare indiscriminatamente petrolio e risorse non rinnovabili in nome della libertà di consumare.

Sono argomenti che sempre più accogliamo. Abbiamo capito che la pandemia è connessa all’evoluzione della natura generata da azioni umane che il genere umano stesso non riesce più a gestire. E i patogeni non sono l’unico problema. C’è la minaccia del nucleare, ci sono i ghiacciai che si sciolgono, la crescita demografica fuori controllo, interi habitat naturali distrutti o in distruzione. Tutto è collegato. Ma se certi eventi paiono inevitabili, il progredire di altre situazioni sembra ancora controllabile. Il mondo della scienza ci invita alla responsabilità perché parte di quello che accadrà dipenderà dai comportamenti di tutti noi.

La salute e la libertà in architettura

In architettura, questo tema di salute e libertà merita molta attenzione. Gli architetti, progettando gli ambienti di vita, hanno la responsabilità di riflettere su queste sfide e di trattarle in un’ottica il più possibile etica e sostenibile. Le 10 ricerche di AMDL CIRCLE vanno in questa direzione. Partono dai bisogni degli esseri umani e dell’ambiente, emersi durante l’’emergenza pandemica, per arrivare a inventare spazi più sostenibili ed educativi. Non si focalizzano su fattori meramente commerciali o di profitto immediato, ma cercano di avere una visione a lungo termine dell’impatto del costruito, ragionando sui più ampi significati degli spazi e scavando il senso delle singole parole. Tutte le possibili applicazioni sono state analizzate con un approccio visionario e sono emerse idee che non avremmo mai pensato di sviluppare.

Dal bisogno di trovare in sé stessi le risorse per vivere un’esistenza piena e in armonia con il pianeta sono nate le Sweet Suite Stations e le Atelier Stations. Le Graft Stations riqualificano i nostri spazi abitativi con grandi finestre e sistemi aggettanti per giardini pensili. Le Living Workscapes sono spazi di lavoro incentrati sul benessere degli esseri umani in senso olistico. Al tema dei flussi e degli spostamenti in un’ottica di attenzione al pianeta e alla sicurezza dei viaggiatori, sono dedicate le Wire Way Stations.
Queste sono alcune delle ipotesi più significative sviluppate finora e siamo molto gratificati dall’aver dato avvio a questo processo. Non consideriamo le ricerche come fatte e concluse, ma come dei possibili risultati del nostro modo umanistico di ragionare sull’architettura in un’ottica di responsabilità sociale, economica e ambientale.

Michele De Lucchi, luglio 2020

punti-di-vista-cmp-centro-milanese-psicoanalisi-rossi-michele-de-lucchi-2Le Sweet Suite Stations sono piccole architetture per il settore dell’ospitalità fatte di materiali naturali, dettagli curati e poche componenti facili da utilizzare. Sono unità isolate nella natura, pensate per ritrovare in sé stessi l’equilibrio emotivo quale fonte necessaria di benessere e salute.

punti-di-vista-cmp-centro-milanese-psicoanalisi-rossi-michele-de-lucchi-1Le Atelier Stations sono unità modulari dove rigenerarsi e riscoprire l’occasione di dedicarsi allo spirito e stimolare la creatività. Nell’immagine la Atelier Station dedicata all’arte e alla pittura, uno studio mobile che invita gli ospiti a esplorare il proprio lato creativo e il proprio talento in un ambiente riservato e immerso nella natura.

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Le Graft Stations riqualificano le abitazioni urbane esistenti. Sono sistemi aggettanti che migliorano le prestazioni energetico-ambientali degli edifici e creano spazi aggiuntivi per migliorare la qualità della vita domestica e animare con un senso giocoso l’immagine dei quartieri della città.

Le Living Workscapes sono luoghi di lavoro centrati sul benessere degli esseri umani. Spazi ampi, accoglienti, con grandi finestre che favoriscono la vista sull’esterno, la ventilazione e l’illuminazione naturale creando condizioni ambientali ottimali con il minimo impiego di sistemi artificiali. La presenza del verde è una parte fondamentale dell’architettura olistica di un ufficio e dell’ecosistema della vita lavorativa.

Tra tante invenzioni tecnologiche legate ai sistemi di mobilità c’è qualche vecchio mezzo di trasporto che merita di essere ripensato come le funicolari. Le Wire Way Stations sono reti sopraelevate, efficienti nelle zone ad alta densità di popolazione, molto congestionate e costruite. Sono discrete, silenziose, a basso impatto ambientale e portano tanta gente proteggendola in cabine dedicate a piccoli nuclei.

Michele De Lucchi – https://www.micheledelucchi.it/

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