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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Teatro e Psicoanalisi a Milano

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La tragedia del vendicatore, regia di Declan Donnellan. Foto di scena di Masiar Pasquali

di Ronny Jaffè

Dal 2018 è iniziata una collaborazione feconda e costante tra il Piccolo Teatro di Milano ed il CMP C. Musatti che ha come titolo generale Psicoanalisi in scena: grazie ad Anna Piletti, responsabile progetti culturali e educational del Piccolo Teatro, fino ad oggi abbiamo avuto sette dibattiti tra psicoanalisti ed attori e registi che hanno messo in scena pièces teatrali che ben si prestano ad una lettura psicoanalitica. Purtroppo il successivo incontro della stagione 2019-2020 su Amleto è in data da destinarsi a causa del Coronavirus.

L’incontro tra il nostro Centro ed il Piccolo Teatro è un fatto naturale pensando che subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, si era instaurato un rapporto intellettuale e di stima tra Giorgio Streheler e Cesare Musatti.

Le connessioni tra la psicoanalisi e i diversi campi culturali come il teatro

Ricordo infatti che nel 1946 è stata fondata la Casa della Cultura di cui C. Musatti è stato Presidente; fin da subito sono iniziate, al suo interno, molteplici attività tra cui quelle del circolo del teatro Il Diogene di cui facevano parte, tra gli altri, Giorgio Streheler e Paolo Grassi, futuri fondatori del Piccolo Teatro inaugurato nel 1947.

In quegli stessi anni, precisamente nel 1949, viene pubblicato il “Trattato di Psicoanalisi” di C. Musatti consentendo un’ampia diffusione della conoscenza della psicoanalisi in Italia.

Molto forte è stata quindi la spinta culturale, intellettuale, artistica e scientifica animata da personaggi di grande rilievo dell’epoca: per quanto riguarda Musatti, questi ha avuto lo straordinario pregio e talento di creare connessioni significative tra la psicoanalisi e vari campi di interesse culturale tra cui il teatro, come testimoniato dal suo scritto del 1988 “Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro”.

Il rapporto tra il palcoscenico e lo studio dello psicoanalista

Ci ricorda Alberto Angelini in “Psicoanalisi ed arte teatrale” (2014) che Musatti mette in evidenza il rapporto tra palcoscenico e stanza d’analisi, tra set teatrale e setting analitico, “tra recita psicoanalitica e gioco infantile evidenziando la natura ludica dello scambio tra finzione scenica e realtà” (Angelini 132); a tale proposito Freud aveva scritto che “l’assistere come spettatore partecipe al ludo scenico dà all’adulto ciò che il gioco dà al bambino” (Freud, 1905, 229). Anche le rappresentazioni teatrali più tragiche, come quelle di Sofocle o di Shakespeare, si trasformano, nel regista, nell’attore, nello scenografo, nello spettatore “in un piacere, in un godimento elevatissimo” (Petrella, 2, 2011) per il suo aspetto di finzione: “a teatro, l’aggressione può esserci ma deve essere una finta, un gioco” (ibid. (10); per questo si può provare piacere anche quando si assiste al mondo delle tragedie perché vengono toccate corde profonde con cui lo spettatore può identificarsi in un contesto condiviso ed intimo intessuto dal silenzioso ascolto delle parole, delle urla, dei gesti, dei pianti degli attori.

A teatro violenze, passioni, amori, circolano tra i personaggi ma all’interno di un contenitore con sue regole stabilite, allo stesso modo in cui una seduta di analisi, con le regole del setting, è animata da eros thanatos, pulsioni che non vengono mai agite ma rappresentate; gli elementi drammatici ed anche tragici che il paziente esprime all’analista, se adeguatamente interpretati ed elaborati, possono condurre a restituire un piacere alla vita. Teatro e psicoanalisi convergono come contenitori che mettono in scena ed accolgono la complessità dell’animo umano con i suoi aspetti di nevrosi e di follia.

Il filo conduttore degli incontri che ci sono stati tra il CMP ed il Piccolo Teatro in questi due anni sono stati tesi proprio ad annodare connessioni tra follia, tragedia e piacere pur nelle ovvie differenze tra una rappresentazione teatrale e l’altra.

Abbiamo iniziato la nostra collaborazione con lo spettacolo di Tiezzi “Freud e l’interpretazione dei sogni” ed il sogno ci ha condotto a dialogare associativamente e liberamente sulla violenza e la vendetta in riferimento allo spettacolo “La tragedia del vendicatore”, all’adolescenza e alla sessualità quando abbiamo discusso “La Signorina Else”, alla tematica delle generazioni nel rapporto tra maestri ed allievi e genitori e figli come Il ragazzo dell’ultimo banco ed Eneide, al disagio ed al riscatto del soggetto nella società come Ritorno a Reims.

Nell’intento di rivedersi presto per parlare di Hamlet e di future rappresentazioni, credo che le tracce di quanto stiamo vivendo in questi mesi faranno inevitabilmente sentire la loro presenza nel set teatrale e nel setting analitico per vivere e pensare insieme alle vicissitudini umane, che in diverse declinazioni, hanno attraversato la storia fino ad oggi.

Bibliografia:

Angelini A. (2014) Psicoanalisi e arte teatrale Alpe Roma 2014

Freud S. (1905) Personaggi psicopatici sulla scena O.S.F. 205

Musatti C. (1988) Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro Mondadori Milano 1988

Petrella F. (1985) La mente come teatro Edi-Ermes Milano 2011

Leggi anche l’articolo: Recensione de “Il disagio dell’inciviltà”

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